Tami Izko, Federico Clavarino

Viasaterna presenta Eel Soup di Federico Clavarino e Tami Izko, con una selezione dai rispettivi corpus di opere degli artisti, di matrice fotografica per il primo e di volume scultoreo per la seconda. Il progetto espositivo ruota intorno alle connessioni tra i due medium, narrando la loro congiunzione nello spazio e nelle superfici specchianti dell’allestimento, pensato per abbracciare le opere, il visitatore, e favorirne la compresenza.

 

Il titolo della mostra Eel Soup evoca l’immagine straniante di una zuppa di anguille, senza estremità, fluida e informe. Allo stesso modo, i lavori presentati si torcono, si chiudono e si aprono nello spazio creando una serie di configurazioni significative. Clavarino si concentra sui dettagli sfuggenti, su lievi presenze naturali, umane, rivelandone alcune relazioni, forze e intrecci, che si instaurano tra loro e che rimarrebbero invisibili se non catturati dall’obiettivo. L’artista mette in luce la fragilità delle connessioni contemporanee, mostrando lo spazio e la vicinanza tra gli elementi fotografati, ritagliandone i dettagli e creando una tensione tra ciò che viene mostrato e quello che rimane fuori dalla cornice. Le immagini rimandano alle sculture di Izko, che formano apparati epidermici, organici, capaci di traslarne i tratti in fessure e giunture dell’argilla. La plasticità della ceramica viene usata come fonte per restituire la forma umana nelle sue differenti dimensioni e moduli, come risultato, a sua volta, di un incontro e una concatenazione alchemica di elementi naturali.

 

I segni e le relazioni che si creano tra le opere in mostra inglobano nella loro sfera, realtà effimera, il visitatore, a cui viene lasciato il compito di ricercare e ricreare nuove trame di connessione. A partire da una logica legata al frammento, si tesse quindi un terreno condiviso, che gioca e si corrisponde tra eteronomia e negoziazione di spazi, in un flusso continuo.

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Tami Izko, Federico Clavarino

Viasaterna presenta Eel Soup di Federico Clavarino e Tami Izko, con una selezione dai rispettivi corpus di opere degli artisti, di matrice fotografica per il primo e di volume scultoreo per la seconda. Il progetto espositivo ruota intorno alle connessioni tra i due medium, narrando la loro congiunzione nello spazio e nelle superfici specchianti dell’allestimento, pensato per abbracciare le opere, il visitatore, e favorirne la compresenza.

 

Il titolo della mostra Eel Soup evoca l’immagine straniante di una zuppa di anguille, senza estremità, fluida e informe. Allo stesso modo, i lavori presentati si torcono, si chiudono e si aprono nello spazio creando una serie di configurazioni significative. Clavarino si concentra sui dettagli sfuggenti, su lievi presenze naturali, umane, rivelandone alcune relazioni, forze e intrecci, che si instaurano tra loro e che rimarrebbero invisibili se non catturati dall’obiettivo. L’artista mette in luce la fragilità delle connessioni contemporanee, mostrando lo spazio e la vicinanza tra gli elementi fotografati, ritagliandone i dettagli e creando una tensione tra ciò che viene mostrato e quello che rimane fuori dalla cornice. Le immagini rimandano alle sculture di Izko, che formano apparati epidermici, organici, capaci di traslarne i tratti in fessure e giunture dell’argilla. La plasticità della ceramica viene usata come fonte per restituire la forma umana nelle sue differenti dimensioni e moduli, come risultato, a sua volta, di un incontro e una concatenazione alchemica di elementi naturali.

 

I segni e le relazioni che si creano tra le opere in mostra inglobano nella loro sfera, realtà effimera, il visitatore, a cui viene lasciato il compito di ricercare e ricreare nuove trame di connessione. A partire da una logica legata al frammento, si tesse quindi un terreno condiviso, che gioca e si corrisponde tra eteronomia e negoziazione di spazi, in un flusso continuo.

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