Kensuke Karasawa, Francesca Rivetti

DUE MONDI
Kensuke Karasawa e Francesca Rivetti
A cura di Fantom

La mostra presenta per la prima volta in Italia l'artista giapponese Kensuke Karasawa (Aichi, 1987), attraverso una selezione di lavori recenti, e l’ultimo progetto di Francesca Rivetti (Milano, 1972): "I Want To Talk To Seymour Too" (Anch’io voglio parlare a Seymour)

Due Mondi è un'esposizione centrata su due tematiche fondamentali. Innanzitutto la natura, che tuttavia non costituisce il soggetto di nessuna tra le opere presentate, ma ne resta costante fonte d'ispirazione. In secondo luogo, gli autori mettono al centro della propria ricerca l'atto del guardare, la percezione stessa, e le complesse dinamiche di mediazione che dall'esperienza diretta conducono alla rappresentazione. Si tratta di un approccio metalinguistico, rivolto a indagare per prima cosa il linguaggio espressivo utilizzato – la scultura per Karasawa, la fotografia nel caso di Rivetti – eppure sfruttato da entrambi senza alcuna rigidità, mescolando il geometrico rigore dello studio scientifico con atmosfere riscaldate da intimità e picchi di autentica visionarietà.

 

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Kensuke Karasawa, Francesca Rivetti

DUE MONDI
Kensuke Karasawa e Francesca Rivetti
A cura di Fantom

La mostra presenta per la prima volta in Italia l'artista giapponese Kensuke Karasawa (Aichi, 1987), attraverso una selezione di lavori recenti, e l’ultimo progetto di Francesca Rivetti (Milano, 1972): "I Want To Talk To Seymour Too" (Anch’io voglio parlare a Seymour)

Due Mondi è un'esposizione centrata su due tematiche fondamentali. Innanzitutto la natura, che tuttavia non costituisce il soggetto di nessuna tra le opere presentate, ma ne resta costante fonte d'ispirazione. In secondo luogo, gli autori mettono al centro della propria ricerca l'atto del guardare, la percezione stessa, e le complesse dinamiche di mediazione che dall'esperienza diretta conducono alla rappresentazione. Si tratta di un approccio metalinguistico, rivolto a indagare per prima cosa il linguaggio espressivo utilizzato – la scultura per Karasawa, la fotografia nel caso di Rivetti – eppure sfruttato da entrambi senza alcuna rigidità, mescolando il geometrico rigore dello studio scientifico con atmosfere riscaldate da intimità e picchi di autentica visionarietà.

 

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