Marion Baruch

Timisoara, Romania, 1929. Vive e lavora a Gallarate, Varese.

Iscritta all’Accademia di Belle Arti di Bucarest, nel 1949 trova rifugio in Israele dove continua i suoi studi alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme. Nel 1954 si trasferisca a Roma dove studia pittura all’Accademia di Belle Arti. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 realizza una serie di sculture di grandi dimensioni e alcune opere fondamentali per la sua carriera: Contenitore-Ambiente (1970) e Vestito-Contenitore (1970). Grazie a questi lavori viene invitata dal visionario produttore di design Dino Gavina a partecipare a Ultramobile, progetto incentrato su un gruppo di oggetti non-oggetti disegnati da grandi maestri. Questa esperienza marca indelebilmente l’opera di Baruch, che diviene sempre più concettuale e sviluppa uno spiccato interesse nei confronti della produzione industriale come dimensione imprescindibile della creazione contemporanea. Dopo una fase di transizione in cui il concettuale si mescola alla pittura e alla scultura in opere come Rembrandt (1978-1982), Monitor, Bandiere, Pedane (1985 -1989), nel 1989 Baruch incontra il gallerista Luciano Inga Pin con cui lavorerà per diversi anni. Il confronto diretto con il mercato dell’arte avrà grande influenza sull’opera dell’artista che nel 1991 fonda il marchio Name Diffusion, con l’obiettivo di rendere visibile la catena di produzione dell’opera d’arte. Dal 1993 al 2012 lavora e vive a Parigi ed espone in importanti mostre tra cui Femmes Publiques presso il Palais De La Femme (1994). In questi anni si interessa sempre più a tematiche socio-politiche, dando vita a progetti che toccano temi di attualità quali la genetica, l’immigrazione e il fenomeno dei “sans papiers”. Le ultime fasi del suo percorso artistico sono segnate da una progressiva perdita della vista. A partire dal 2012 si dedica ad una serie di lavori costituiti da scarti tessili provenienti dagli atelier di confezione delle grandi case di Prêt-à-porter che l’artista reinventa e allestisce facendo affiorare immagini, volti, memorie del passato. Marion Baruch ha esposto in spazi pubblici e privati ed importanti istituzioni tra cui Kunstmuseum (Lucerna), Mamco (Ginevra), Magasin (Grenoble), Palais de Tokyo (Parigi), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Mambo (Bologna), Gröninger Museum (Groninga, Olanda), Turner Contemporary (Margate, UK), Fri-Art Kunsthalle (Friborgo, Svizzera), Kunst Werke (Berlino), Maga (Gallarate). L’archivio dell’opera di Marion Baruch è in corso di allestimento sotto la guida del curatore svizzero Noah Stolz.

Marion Baruch

Timisoara, Romania, 1929. Vive e lavora a Gallarate, Varese.

Iscritta all’Accademia di Belle Arti di Bucarest, nel 1949 trova rifugio in Israele dove continua i suoi studi alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme. Nel 1954 si trasferisca a Roma dove studia pittura all’Accademia di Belle Arti. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 realizza una serie di sculture di grandi dimensioni e alcune opere fondamentali per la sua carriera: Contenitore-Ambiente (1970) e Vestito-Contenitore (1970). Grazie a questi lavori viene invitata dal visionario produttore di design Dino Gavina a partecipare a Ultramobile, progetto incentrato su un gruppo di oggetti non-oggetti disegnati da grandi maestri. Questa esperienza marca indelebilmente l’opera di Baruch, che diviene sempre più concettuale e sviluppa uno spiccato interesse nei confronti della produzione industriale come dimensione imprescindibile della creazione contemporanea. Dopo una fase di transizione in cui il concettuale si mescola alla pittura e alla scultura in opere come Rembrandt (1978-1982), Monitor, Bandiere, Pedane (1985 -1989), nel 1989 Baruch incontra il gallerista Luciano Inga Pin con cui lavorerà per diversi anni. Il confronto diretto con il mercato dell’arte avrà grande influenza sull’opera dell’artista che nel 1991 fonda il marchio Name Diffusion, con l’obiettivo di rendere visibile la catena di produzione dell’opera d’arte. Dal 1993 al 2012 lavora e vive a Parigi ed espone in importanti mostre tra cui Femmes Publiques presso il Palais De La Femme (1994). In questi anni si interessa sempre più a tematiche socio-politiche, dando vita a progetti che toccano temi di attualità quali la genetica, l’immigrazione e il fenomeno dei “sans papiers”. Le ultime fasi del suo percorso artistico sono segnate da una progressiva perdita della vista. A partire dal 2012 si dedica ad una serie di lavori costituiti da scarti tessili provenienti dagli atelier di confezione delle grandi case di Prêt-à-porter che l’artista reinventa e allestisce facendo affiorare immagini, volti, memorie del passato. Marion Baruch ha esposto in spazi pubblici e privati ed importanti istituzioni tra cui Kunstmuseum (Lucerna), Mamco (Ginevra), Magasin (Grenoble), Palais de Tokyo (Parigi), Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), Mambo (Bologna), Gröninger Museum (Groninga, Olanda), Turner Contemporary (Margate, UK), Fri-Art Kunsthalle (Friborgo, Svizzera), Kunst Werke (Berlino), Maga (Gallarate). L’archivio dell’opera di Marion Baruch è in corso di allestimento sotto la guida del curatore svizzero Noah Stolz.